

Testo di Maurizio Ulino - Mostra Personale Galleria Altieri, Campagna 2008.-
L’artista Antonio Boffa si può conoscere ed apprezzare solo se si comprende la sua cultura, a cominciare dai cenni biografici. Egli è nato a Contursi Terme, in provincia di Salerno, nel punto mediano tra la Valle e la Piana del mitico pietrificatore fiume Sele; la terra generata dall’opulenta Saginara, piccola realtà urbana di origine latina, specchio della grande Paestum città dedicata a Poseidone, là dove il paesaggio si allarga sull’azzurro Tirreno tra il livido olivicolo Cilento e la dorata agrumetata Costiera Amalfitana.
La storia di Boffa si spiana in un periodo in cui la gente del suo paese, come per la maggior parte dei contadini del Sud Italia era costretta ad emigrare, obbligata ad abbandonare il proprio spirito sul posto, per trovare il più delle volte, nelle fredde fabbriche del Nord un lavoro alienante, per vivere.
Fino a tutti gli anni Settanta del XX secolo queste realtà povere, misere, conservavano un patrimonio umano e culturale straordinario; lo scenario era costruito da singolari elementi architettonici stratificati, leggibili nella loro delicata e rispettosa sovrapposizione, hanno lasciato i loro segni. Così anche gli abitanti e coloro che, come Antonio Boffa, hanno continuato a vivere questi posti hanno portato con sé le tracce stratificate di memoria, di storie e leggende agresti, trasformate e colorite dalla saggezza popolare con racconti di streghe e spiritelli.
Boffa è stato tra i pochi che in età giovanile hanno avuto il coraggio di continuare a vivere nel proprio paese, ha avuto il coraggio di lottare, mediante l’unica possibilità reattiva alla propria sensibilità. Ha così di fatto seguito i corsi di scuola superiore presso il rinomato liceo artistico di Eboli, che porta il nome e le testimonianze di vita del celebre scrittore - ma anche pittore - Carlo Levi, illustratore e denunciatore, con lucida fermezza, delle misere condizioni del Mezzogiorno.
Boffa ha ben studiato la storia dell’arte, ha introitato e riordinato le varie fasi della cultura Occidentale con quelle della storia locale, facendo sua, personale, l’esternazione artistica, utilizzando materiali e tecniche che gli appartengono come retaggio dei luoghi del proprio passato.
Egli utilizza materiali come la carta a mano e la creta, li lavora allo stesso modo in cui le realizzavano le piccole botteghe artigianali, che hanno lasciato il loro “calco” nelle ancora viventi e rinomate storiche cartiere Amalfitane e nelle ceramiche Vietresi. Antonio Boffa nella produzione artistica è andato oltre, poiché anche negli elementi ha sperimentato nuovi materiali che hanno migliorato la qualità dei manufatti e la realizzazione delle opere. Parte dalla sostanza grezza, raccoglie la creta negli stessi luoghi in cui oltre duemila anni fa artigiani di cultura Sannitica, Etrusca, Appula, Greca e Latina, nel corso del tempo, hanno estratto il materiale per plasmarlo, per produrre meravigliosi vasi istoriati, seguendo le medesime fasi lavorative. Guardando Antonio Boffa al lavoro si ripercorre quindi un viaggio a ritroso nel tempo, sottolinenando nella sua produzione la conoscenza di quei miti e quelle leggende narrate da Virgilio, Omero, soprattutto Ovidio, e di tanti altri autori appartenenti alla cultura greca e latina, riprodotti in seguito dalla cultura Umanistica e Rinascimentale Napoletano-Aragonese e Toscano-Medicea, tanto apprezzata per la ricercatezza dei particolari.
Sulla carta oltre la china, utilizzata a tratto o acquerellata, oltre i soggetti e le storie utilizzate sulle ceramiche, realizza spesso ambienti urbani incantati tipici di quei paesini abbarbicati sulle colline interne o sulle fasce costiere, in una commistione appassionante. La presenza umana è solo percepita, data dai segni urbanizzati e creati nel corso dei millenni sulla base delle varie necessità, nella realizzazione della “città ideale” costruita però sulla base delle necessità delle “plebi”, il cui vertice spirituale è spesso rappresentato dalla chiesa, suo unico conforto. La serie di scale mostrate nelle opere possono essere con forme a ferro di cavallo o tortuose, ma sono sempre delicate e rispettose di una serenità che appartiene alle culture popolari, una parte che è completamente lontana dalle scene pantagrueliche. Eppure i suoi paesaggi danno la sensazione del vissuto, del chiasso dei bambini, delle vecchiette sull’uscio di casa, delle meste processioni, delle movimentate feste. È strano, ma le rappresentazioni reali danno forme fantastiche di gioia e di amore che l’autore fa ripercorrere nella mente dell’osservatore.
Gli altri soggetti, le donne e animali (gufi, toro, gatto) sono temi e concetti relativi sia alla cultura popolare che a quella classica, rielaborati in chiave misterica. Il gufo è il simbolo di cattivo presagio che affiancato alla donna fa della figura un essere pericoloso, anche il gatto, o meglio, la gatta rappresenta sempre l’imprevedibilità, la malvagità, la sorpresa delle azioni, l’inganno, il tradimento, mentre il toro è la rappresentazione dei sentimenti e delle passioni, l’animalità, l’istinto della conservazione e dell’immortalità.
Questi miti, queste leggende, sono il frutto della rielaborazione anche di quei racconti di streghe e di demoni che da piccolo ascoltava sugli usci dalle vecchierelle segnate in volto dal tempo, dal capo coperto, sotto il sole cocente dei pomeriggi estivi.
Ma l’artista, in verità, ancora oggi ha paura della fascinazione del tempo passato, di un’Era che sente nel suo corpo e nel suo cuore. Come gran parte degli uomini, la donna per lui è la femmina, il desiderio dell’immortalità, attraverso la quale vuole raggiungere il paradiso, la felicità simboleggiata dalla rosa. Si può dire che rappresenta in qualche modo la figura della Madonna in chiave antropologica!
Egli, nell’arte, vive due momenti, l’uno legato alla cultura in cui il mito si fa persona, l’altro di semplice creatura, timorosa, avverte la sua limitatezza nell’infinito Universo. Avverte in pratica nell’arte il vero senso della vita, privilegiando di poter liberare se stesso dalla materia attraverso delle vere e proprie immersioni oniriche che lo portano ad una dimensione di piacere.
Maurizio ULINO